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09.06.2008 12:19

GIOVANNI ALLEVI

Premetto che non sono un grande appassionato di musica classica ma devo dire che il pianoforte è da sempre stato uno degli strumenti più belli per me da sentire.

L'altra sera di sfuggita ho visto i Wind Music Awards e ha un certo punto hanno premiato appunto Giovanni Allevi. Avevo sentito parlare di lui più per il fatto che alcuni suoi pezzi erano state colonna sonora di alcuni spot (quello della 500 per intederci) ma diversamente conoscevo praticamente nulla di lui.

Incuriosito sono andato a sentire un po' di roba e... mi è piaciuto tantissimo. Ripeto non me ne intendo e non voglio giudicare la sua bravura come pianista. Ma a livello di composizione è semplicemente sublime e davvero mi sono emozionato sentendo alcuni suoi brani.

Qualcuno di voi lo conosce e lo ascolta? Quali sono i brani che mi consigliate di sentire assolutamente?




 
mreloaded

mreloaded
3463 posts
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n.a.
09.06.2008 13:26
Re: GIOVANNI ALLEVI
l'ho sentito pure a quel programma, e sono rimasto molto impressionato. tant'è che ho il nome segnato e poi faccio un giro sul mulo...
veramente straordinario, sia come pianista ma come dici tu soprattutto come compositore.. un vero genio!! e pensare che lo conoscevo solo perchè lo imitavano a mai dire martedi.. un grande direi!




 
Jelko

Jelko
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n.a.
09.06.2008 15:07
Re: GIOVANNI ALLEVI
Un vero Talento!

Non è il mio genere ma la sua bravura va assolutamente riconosciuta!




 


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n.a.
09.06.2008 15:15
Re: GIOVANNI ALLEVI
La mia preferita in assoluto è questa:

http://www.youtube.com/watch?v=g7yn4FCOutM

Semplicemente la pace dei sensi dopo l'ascolto.




 
Anto7A

Anto7A
3397 posts
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n.a.
09.06.2008 18:42
Re: GIOVANNI ALLEVI
Davvero bello...



 
Jelko

Jelko
1520 posts
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n.a.
09.06.2008 19:18
Re: GIOVANNI ALLEVI
[quote author=Antonio 7A link=topic=3621.msg28294#msg28294 date=1213026164]
Davvero bello...
[/quote]


Lo sappiamo che sei Gay... ora sappiamo pure che non hai dei gran gusti....

Sarà anche bravo... ma bello no.....




 
marcoALLin

marcoALLin
2294 posts
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n.a.
11.06.2008 10:32
Re: GIOVANNI ALLEVI
si Relo e' frocio perso!



 
mreloaded

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3463 posts
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n.a.
11.06.2008 13:34
Re: GIOVANNI ALLEVI
[quote author=marcoALLin link=topic=3621.msg28325#msg28325 date=1213169535]
si Relo e' frocio perso!
[/quote]

ma davvero bello l'ha scritto antooooo!!! ;D ;D ;D




 
Anto7A

Anto7A
3397 posts
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n.a.
11.06.2008 18:52
Re: GIOVANNI ALLEVI
[quote author=m-reloaded link=topic=3621.msg28329#msg28329 date=1213180451]
[quote author=marcoALLin link=topic=3621.msg28325#msg28325 date=1213169535]
si Relo e' frocio perso!
[/quote]

ma davvero bello l'ha scritto antooooo!!! ;D ;D ;D
[/quote]

Si, ma Marco sa bene che il frocione del forum sei te, quindi che ti lamenti!!!! ::) ;D ;D





 


posts
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n.a.
12.06.2008 11:09
Re: GIOVANNI ALLEVI
Possibile che si inizia a parlare di musica e si finisce in una rissa tra gay???? :D :D :D :D



 
Sephiroth

Sephiroth
1549 posts
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n.a.
12.06.2008 12:49
Re: GIOVANNI ALLEVI
[size=12pt]Giovanni Allevi: "Un'orchestra suona sempre nella mia testa"
[/size][size=11pt]Lui la chiama "Strega Capricciosa". Vive nella sua testa e non gli dà mai tregua. Lo costringe incessantemente ad assorbire un vortice di musica, e a darle forma compiuta. Ma Giovanni non osa definirsi un "autore": «Sono un amanuense, un registratore, l'esecutore di una volontà superiore.[/size]


Devo solo pormi sulle tracce di questo fenomeno che si impone a me, nota dopo nota, con la sua immensità».
Eccolo qui, il genio del pianoforte. Tutta un'infanzia e un'adolescenza di solitudine, «sempre escluso dalle comitive: non giocavo a pallone, non mi invitavano alle feste. Poco tempo fa, una mia ex compagna di liceo ha detto a un'altra: "Ma Allevi era in classe nostra?"». Lo emarginavano, e oggi è qualcosa di più di un talento da trecentomila e passa cd venduti: milioni di ragazzi lo considerano questo elfo capellone un maestro del pensiero, un portatore di sane verità. Lui ricambia sostenendo che «questa nuova generazione ha una sensibilità poetica straordinaria: sono giovani meravigliosamente complessi nella loro semplicità, e ci porteranno verso il Nuovo Rinascimento, lontano da quel Novecento la cui violenza è stata generata dalla ragione, dal non accettare il mistero che è dentro ogni individuo».
Eppure, lo scopri spesso buttato in un angolo, estraniato da ogni evento, mentre "suona" su una tastiera immaginaria. La sente solo lui, quella melodia criptata. Magari resta con un dito a mezz'aria, perplesso, e poi confessa: «Ho appena sbagliato una nota». Ti racconta di sè, sorride timidamente tenendo strette fra le braccia le nuove partiture («Sono la mia coperta di Linus, la mia difesa»), ma sai che nella sala prove della sua mente sta congiurando qualcosa. «Rincorro mille volte col pensiero quelle melodie, finché non assumono una sembianza definitiva, in ogni dettaglio. E non le cambio mai più. Altrimenti impazzirei. Farei la fine di Beethoven».

Allevi, sta componendo anche adesso, mentre parliamo?

«Ho terminato proprio in questo istante un pezzo per pianoforte solo. Fichissimo! Un ritmo indiavolato, come un treno inarrestabile. Sono già oltre il romanticismo struggente di questo mio nuovo lavoro per orchestra».

Che si intitola "Evolution", ed è prodigioso nella sua insinuante serenità. Verrà presentato in un tour che debutta da Assisi il 20 giugno: lei lo definisce un manifesto della "Nuova classica contemporanea".

«Ma non c'era la pretesa di categorizzare. Volevo solo dire che questi pezzi sono stati composti ai giorni nostri, e che tra archi e fiati nascondono il "battito" di questi tempi: dentro di me c'è una tradizione popolare che è quella dei Beatles, di Vasco, Jovanotti. Nessuno magari se ne accorgerà, ma io devo tenerne conto. Sul palco con me ci saranno i Virtuosi Italiani. E più che i musicisti, che doneranno nuova bellezza ai miei brani, sarò curioso di vedere la reazione del pubblico: è l'emozione della gente l'atto finale della creazione artistica».

Se le negassero la possibilità di esibirsi, proverebbe a far tacere la musica che le gira in testa?

«Avevo 21 anni quando a Napoli debuttai in concerto. In sala c'erano solo cinque persone: ma dai loro sorrisi intuii che il senso era in quest'atto di condivisione. Quella notte capii di dover dedicare la mia vita alla musica. Lo devo alla signora Giuditta, che con gli altri quattro spettatori mi applaudì, e che incontrai anni dopo in una serata da tutto esaurito».

E forse lo deve anche al suo coraggio di ragazzino, quando, con una classica ribellione freudiana, usò la chiave nascosta nel cassetto per aprire il pianoforte di suo padre.

«Sì, quella chiave era un feticcio dell'inconscio. L'emancipazione dalla mia famiglia, che pure è composta di musicisti, continua tuttora. Sono preoccupati per il mio futuro. Mi avrebbero voluto professore, ma mi sarei condannato a una vita di supplenze. Anche se qualche soddisfazione l'ho avuta, insegnando. C'era quel ragazzino ribelle, Antonio, che poi sorprendentemente ha preso a suonare il clarinetto. L'ho citato sul mio libro, ma lui non l'ha mai saputo. L'ho capito dalla mail che mi ha mandato giorni fa».

Lei sostiene di fermarsi con fragilità umana al limite della trascendenza. Davanti a una nota pensa mai "qui c'è Dio?".

«Mi succedeva da studente con Bach. La "Suite in Sol maggiore per violoncello" ti porta in un'altra dimensione, per un'esperienza che poi ricerchi continuamente. Ma l'umiltà mi spinge a non oltrepassare quella soglia».

Ha incontrato Papa Ratzinger. Ha guardato le sue mani?

«Lo faccio con tutti. Mi è proprio simpatico, perchè è un pianista, ama Bach, percepisce la musica come un rifugio. Mi presentarono a lui, ma fu un attimo e non ebbi il tempo di dirgli nulla. Tra noi solo un gioco di sguardi. Nei suoi occhi ravvisavo quella delicata solitudine che tanto bene conosco».

Se le consentissero di suonare a quattro mani con un gigante della storia della musica?

«Rischierei una figuraccia, ma forse dovrei accettare la sfida di sedermi alla sinistra di Franz Liszt».

Mai stato invidioso di un brano altrui?

«Beh, che dire di "Lezioni di piano" di Michael Nyman? E se devo scegliere una cosa pop, trovo irresistibile "Black or White" di Michael Jackson».

Prego?

«Quella chitarra è formidabile! A prescindere dalle vicende private, Jackson ha lasciato un'impronta indelebile nella musica nera. Forse mi piace perché io sono negato con il ballo. Danzo sulla tastiera».

E a volte dialoga con gli insetti, come quella volta che provò a seguire il canto di una cicala rallentando il tempo del piano, durante un concerto all'aperto.

«Era nascosta in un cespuglio: non assecondò il mio ritmo, fece giustamente di testa sua. A me non dà fastidio la natura mentre suono, anzi. L'anno scorso, alla prima esecuzione con l'orchestra di "300 anelli", il pezzo che chiude il nuovo disco, in migliaia si inerpicarono a piedi su un sentiero dolomitico per venirlo ad ascoltare. I bambini ne restarono affascinati, per la natura infantile di quella musica. Che per questo amo definire una "filastrocca fantascientifica"».

Ma cosa indicano quei "300 anelli"?

«L'età dell'abete che mi è stato donato. È da tre secoli in un bosco della Val di Fiemme. Sul tronco c'è una targa: "Appartengo a Giovanni Allevi"».

Ha mai usato la sua arte per conquistare una ragazza?

«Mai avuta l'indole del seduttore. E sarebbe stato un uso privato di una musica che arriva da fuori di me».

Neppure per il suo primo amore?

«Ne ho avuto uno solo. E lo sto vivendo tuttora».

Amore e musica: ce n'è di che campare a sufficienza. Niente hobby?

«Lavo i piatti a mano per rilassarmi. E mi piacciono i libri di Paulo Coelho. Una volta ero preso da Seneca. Mi soggiogava con le riflessioni sull'amicizia, la sicurezza con cui fondava i suoi pilastri dell'arte del vivere: ma visto come è morto, qualcosa non deve essergli andata per il verso giusto».

Ha fatto scalpore la sua definizione dell'attacco di panico come "un dono". A suo tempo, ne trasse anche un brano.

«Un'affermazione che spaventa anche me. In tanti mi hanno scritto per dirmi quanto era stata consolatoria per loro la mia idea. Molti psicoterapeuti, analisti, professori universitari hanno fatta propria la mia tesi, e mi hanno mandato le loro pubblicazioni. È un modo nuovo di vedere il panico: di solito lo si concepisce come la necessità di uscire da un ambiente o una situazione opprimente, ma quando accadde a me, fino a un attimo prima mi sentivo in Paradiso. In quel frangente compresi che il panico era la manifestazione di un'energia potentissima, che sovrasta la nostra quotidianità. E poi quella parola viene dal dio Pan, il Tutto».

Qual è la sua "casa"?

«A parte il mio incasinato e amatissimo bilocale di Milano? È il palco, dove trovo il piano che non possiedo. Anche se è pericoloso pensare che io abbia bisogno del pubblico, per dare significato alla mia vita. E per placare la Strega Capricciosa. Ma se un giorno mi ritroverò solo, ricomincerò. Finchè cinque persone non si siederanno in platea».




 


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n.a.
12.06.2008 15:40
Re: GIOVANNI ALLEVI
mmm il 4 luglio è a torino. Mi sa che forse vado a sentirlo.



 
marcoALLin

marcoALLin
2294 posts
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n.a.
13.06.2008 17:29
Re: GIOVANNI ALLEVI
Non sono un pianista ne tantomeno un esperto. Ma mi sembra molto bravo.



 
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