 Quando ti restano pochissime chip in un torneo e quindi sei
estremamente short stack non c’è una decisione “giusta” da prendere. Ti
troverai spesso in situazioni marginali, quando ad esempio hai A-9
off-suit in early position o quando hai una coppia bassa e qualcuno
prima di te ha già rilanciato. Con queste mani non è mai chiaro se la
cosa migliore da fare sia andare all-in e incrociare le dita o
aspettare un momento migliore.
D’altra parte si possono prendere
delle decisioni molto “sbagliate” quando si ha uno stack molto piccolo,
e ve ne racconterò una che ho visto prendere in un torneo che ho
giocato su Full Tilt Poker un pò di tempo fa.
Ero al tavolo
finale di un torneo ed eravamo rimasti in 6 a giocare. I bui erano
50.000/100.000 con 10.000 di ante e io ero il chip leader con oltre
8.000.000 di chip. Lo stack medio era di circa 3.000.000, e il
giocatore alla mia destra aveva lo stack nettamente più basso, 811.000.
Quando
il tuo stack è di otto controbui, e in questo caso le chip non
bastavano neanche a fare quattro giri di giocate al tavolo, la logica è
semplice: devi entrare in un piatto volontariamente solo se hai delle
carte con le quali sei disposto ad andare fino in fondo pre-flop.
In
questa mano, lo short stack ha partecipato ad un piatto dopo un raise
di 250.000 di un giocatore under the gun. Il fatto che non sia andato
direttamente all-in dava l’idea che stesse tentando una mossa astuta.
Avrebbe potuto avere una mano “monster”, o semplicemente voleva che noi
lo pensassimo. Molti giocatori fanno questo tipo di giocata con mani
come J-10 suited, sperando che gli altri giocatori chiamino senza
controrilanciare, permettendogli di vedere il flop. Io sono contrario a
questo tipo di giocate. Quando hai uno stack di soli otto controbui
dovresti giocare un poker “all-in-o-fold”.
Ad ogni modo, io
avevo una mano forte, A-Q off-suit. Sono andato all-in, per isolare ed
eliminare dal piatto lo short stack e rimanere in gioco solo contro le
mani forti, e pazienza se qualcuno dopo di me aveva una mano più forte.
A
questo punto il mio avversario ha fatto un errore ancora più grande di
quando ha rilanciato di poco in posizione under the gun: ha passato
dopo il mio controrilancio.
C’erano 1.270.000 nel piatto e gli
sarebbe costato 561.000 per chiamare. Passare era semplicemente una
mossa sbagliata. Avrebbe potuto chiamare con qualsiasi mano. Aveva già
messo troppe chip nel piatto per passare. Se aveva rilanciato con
suited connector medie, era sfavorito solo al 60-40. Se aveva un asso
con kicker debole, tecnicamente non aveva abbastanza odds per chiamare,
ma avrebbe dovuto sapere con certezza che la sua mano era dominata per
passarla.
È anche importante notare che io avevo lo stack più grande ed ero stato molto attivo. Potevo anche non avere una premium hand.
Passando,
il mio avversario rimaneva con sole 561.000 chip, meno di sei
controbui, e nella mano seguente sarebbe stato nella posizione di
controbuio. Sarebbe stato comunque forzato ad andare all-in, ma con
molte meno chip in palio rispetto alla mano precedente. Invece di
tentare la sorte contro di me per un piatto di oltre 1.8 milioni, un
double-up nella mano successiva gli avrebbe fatto incrementare lo stack
di soli 1.2 milioni.
La lezione è semplice: quando hai uno stack
estremamente piccolo, non devi assolutamente rilanciare e poi passare
preflop. O la tua mano è abbastanza buona per giocare tutte le tue
chip, o devi passarla. La cosa peggiore che puoi fare è tentare di fare
qualcosa di mezzo fra queste due possibilità estreme.
di Eric Lindgren Full Tilt Poker
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